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Catalogna: quel sì forse inutile, ma ora la storia cambia

Catalogna: quel sì forse inutile, ma ora la storia cambia

Vince come da pronostico la voglia di indipendentismo, ma ci sono 844 feriti (8 gravi). La Guardia Civil spara proiettili di gomma. Ora cosa accadrà?

Il 90 per cento dei catalani ha detto sì all’indipendenza della Catalogna dalla Spagna. L’affluenza è stata del 42 per cento, alta, se consideriamo lo spiegamento di mezzi di Madrid per evitare il voto. Alle urne si sono recati in 2,26 milioni di votanti. Più di 20 mila semplicemente per votare scheda bianca, a costo di prendersi a manganellate e proiettili di gomma.

Il sì forse non è utile a lasciare la Spagna perché il referendum non era autorizzato, ma la storia dopo una domenica di scontri non potrà più essere la storia. Madrid ha inviato la Guardia Civil, la polizia nazionale, mentre quella catalana si rifiutava di bloccare i seggi. La Guardia Civil ha preso a manganellate pure i vigili del fuoco dei Paesi Baschi, intervenuti per provare a difendere i seggi stessi. La prova di forza di Madrid, in diretta tv in tutto il mondo, ha partorito critiche: giovani e anziani trascinati via con la forza, distesi per terra o con le mani alzate (alla Gandhi) per impedire che il voto venisse impedito. Alla fine, i feriti sono 844, otto in gravi condizioni. Ecco perché la storia non potrà più essere la stessa.

Perché, sui teleschermi, è andata in scena una specie di guerra civile. E perché, alle undici di sera, il governo della Generalitat di Barcellona annuncia: “Benvenuti nella Repubblica catalana”. Senza le repressioni, fanno sapere dal governo catalano, si sarebbe recato alle urne il 55 per cento dei catalani. Alla storia passeranno le immagini della Guardia Civil che irrompe nei seggi – le scuole – presidiate fin dal giorno prima dagli indipendentisti. Che rompe le vetrate delle porte, forza le entrate delle stanze, sequestra e porta via con la forza le urne (a proposito, a chi spetta ora pagare per riparare i danni?).
Se Madrid poteva essere dalla parte della ragione – il referendum era illegale – oggi passa dalla parte del torto. Troppa brutalità, che sarebbe potuta essere anche carneficina se la popolazione catalana avesse deciso di combattere armi in pugno. Invece, la resistenza è stata per lo più pacifica. Politicamente, adesso, cosa accadrà?

Carle Puigdemont, capo della Generalitat, dice: “Mercoledì porteremo in Parlamento i risultati di questo referendum: abbiamo diritto a un nostro Stato”. Madrid, invece, è pronta a togliere pure quel po’ di autonomia concessa negli anni alla Catalogna. A Barcellona, per protesta, i teatri chiudono, si proclama lo sciopero generale. Il Barcellona ha giocato contro il Las Palmas a porte chiuse.

Le botte prese, più che il sì al 90%, allontanano Barcellona da Madrid. Forse irrimediabilmente: “Ci hanno voluti umiliare”. Ada Colau, sindaco di Barcellona non indipendentista, fin dalla mattina della domenica quando la Catalogna è già sotto assedio, era passata al contrattacco: “Rajoy è un codardo e occupa la città”.

E ora cosa accadrà veramente?

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