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Patente alle donne saudite: motivazioni economiche e politiche

Patente alle donne saudite: motivazioni economiche e politiche

Diversificare l'economia dopo la crisi del petrolio, coinvolgere le donne nel mondo del lavoro: la rivoluzione economico-politica del giovane principe

Non c’è solo la voglia di parità, in Arabia Saudita, nella concessione della patente di guida anche alle donne. Il decreto di re Salman, infatti, ha motivazioni fortemente economiche. Il Paese è in crisi economica, dipende sempre meno dal petrolio a causa del prezzo troppo basso, si sta modernizzando. Per non perdersi, serve l’apporto di tutti, anche delle donne, finora sempre subordinate agli uomini.

L’economia diventa più inclusiva, le donne devono essere coinvolte a pieno titolo per sostenere la crescita. E cosa c’è di meglio del coinvolgimento se non togliendo gli ultimi divieti rimasti? Prima la possibilità di entrare allo stadio, ora la concessione della patente di guida.

Pesa, e non poco, la decisione di re Salman, che aveva destituito nel giugno scorso l’erede al trono Mohammed Bin Nayef, 57 anni, il più rispettato dei principi della sua generazione, per fare spazio al figlio prediletto, il 32enne Mohammed Bin Salman, fino a due anni prima novizio sulla scena pubblica.

L’Arabia Saudita, per decenni governata da uomini anziani, tutti figli del fondatore del regno, Abdelaziz Al Saud, cambiava. Il principe ereditario ha idee nuove, ama il lusso, è ambizioso e determinato. Poco abituato a sentirsi dire ‘no’, è chiaramente lo tsunami saudita. Davanti a sé ha il compito difficile di cambiare la mentalità di un popolo conservatore. Un popolo che, fino a pochi mesi fa, non permetteva a uomini e donne che non fossero parenti di incontrarsi in pubblico. Che vietava la musica e non amava le arti visive.

Una rivoluzione, quella di cui abbiamo parlato all’inizio, dettata però fondamentalmente dalla scoperta che con il petrolio non si può più campare di rendita. Dopo 80 anni, la crisi rischiava di mandare a fondo il Paese. Il prezzo del greggio si è dimezzato. E il principe allora ha deciso di diversificare l’economia, portare sul mercato del lavoro anche la donna. Che, del resto, da almeno tre decenni chiedeva a gran voce di lavorare, votare, contare, essere libera. Anche di guidare la macchina e andarsi a vedere una partita di calcio.

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