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Tajikistan: sì ai matrimoni ma in nome della parsimonia

Tajikistan: sì ai matrimoni ma in nome della parsimonia

Inasprite le sanzioni per chi viola la legge che regolamenta lo svolgimento delle cerimonie

In Tajikistan i ricevimenti per matrimoni e anniversari di famiglia (nascite, funerali) hanno regole ben precise. A stabilirle non sono le tradizioni locali ma la legge sulla parsimonia voluta dal presidente Emomali Rahmon nel 2007: al massimo 150 invitati e banchetti che non durino più di tre. La portata da offrire agli ospiti? Una sola.

Regola severa nata per frenare proprio gli usi tradizionali che portavano le famiglie a indebitarsi per festeggiamenti che duravano più giorni e coinvolgevano centinaia di ospiti. La tradizione è però dura a morire e così, nonostante la legge, in molti continuavano a realizzare banchetti troppo sontuosi.

Ad agosto le sanzioni per chi trasgredisce la legge sono state quindi inasprite: le ammende sono di oltre i 3mila euro, che salgono a circa 4mila euro per i recidivi (la paga mensile dei dipendenti pubblici è di 125 dollari). Inoltre sono stati vietate celebrazioni di suffragio negli anniversari della morte, le feste per il primo taglio di capelli o in occasione della circoncisione.

A risentire per prima di tale novità è stata una coppia di Kulob, nel Sud del Paese, che ha visto la polizia locale confiscare la maggior parte del cibo previsto per il banchetto e distribuirlo poi all’ospedale psichiatrico della zona. Un modo questo per far sì che la famiglia non violasse la legge e non fosse costretta a pagare una multa così salata. Il padre della sposa, Zaidullo Khudojorov, ha soltanto lavori saltuari e sfama la propria famiglia composta da sette figli, con gli ortaggi del proprio orto.

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