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Post mortem: è boom di cremazioni

Post mortem: è boom di cremazioni

Rappresentano il 23,01% delle sepolture. Trend in costante crescita

Complici il minor costo rispetto ad altre soluzioni di sepoltura e l’apertura della Chiesa, sempre più persone scelgono di farsi cremare. Se nel 2013 le cremazioni sono state 110.710, nel 2016 si è arrivati a 141.553. A fornire i dati è la Sefit Utilitalia (Servizi Funerari Italiani). Dati che per di più sono sottostimati in quanto non tutti gli impianti hanno risposto alla circolare emanata dalla Sefit (mancano quelli di Bagno a Ripoli, Carpanzano, Domicella e Montecorvino Pugliano).

Un trend che è in crescita: nel 2016 si è avuti un incremento del 3,2% rispetto al 2015, quando ad essere cremate sono state 137.165 persone. Inoltre l’incidenza di tale pratica sul numero totale delle sepolture è stata del 23,01% contro il 21,18% del 2015.

La cremazione è diffusa soprattutto in Lombardia (25,8% rispetto a tutte quelle eseguite in Italia, 36.590), Emilia Romagna (14,6%, 20.600) e in Piemonte (14,3%, 20.285). Le regioni in cui è cresciuta di più sono Sardegna, Puglia e Sicilia a livello percentuale (rispettivamente +41,8%; +39,5%; +21,3%) e Emilia-Romagna, Lazio e Veneto in valore assoluto (rispettivamente +2.777, +829, +516).

La forma di sepoltura più diffusa in Italia nel 2016 è stata la tumulazione (in loculo e tomba) che ha rappresentato il 43,99% delle scelte (270.671), seguita dalla inumazione (33%, 203.037) e quindi dalla cremazione (23,01%).

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