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Muffe come cura: l’inglese Fleming anticipato dall’italiano Tiberio

Muffe come cura: l’inglese Fleming anticipato dall’italiano Tiberio

La scoperta fu pubblicata nel 1895 sugli ‘Annali di igiene sperimentale’

La penicillina fu scoperta dal medico inglese Alexander Fleming nel 1929. Una risposta considerata scontata, ma che così non è. A scoprire il potere degli antibiotici fu in realtà un italiano, Vincenzo Tiberio nel 1895.

Oggi i discendenti del medico che scelse la vita militare si appellano alle istituzioni affinché la figura dell’avo sia finalmente rivalutata e che questo avvenga anche a livello internazionale, proprio come è accaduto in passato con Meucci e l’invenzione del telefono.

La scoperta del giovane molisano – era nato a Sepino (Campobasso) nel 1969 – fu dovuta al caso. Studente di medicina all’Università di Napoli, Tiberio durante un soggiorno nella casa di zio si accorse che le condizioni di salute della famiglia e dei servitori dipendevano dalla presenza o meno nel pozzo di muffe verdastre. Tiberio scoprì come i Ifomiceti (muffe) liberavano sostanze capaci che inibivano lo sviluppo dei batteri e attivavano la risposta chemiotattica nell’organismo infetto. Da tale osservazione estrasse un siero concentrato la cui efficacia sperimentò sui topi.

Il suo studio fu pubblicato nel 1895 su una delle riviste scientifiche più importanti dell’epoca: gli ‘Annali di igiene sperimentale’. La sua scoperta venne però trascurata dal mondo accademico italiano. Proprio per questo motivo Tiberio si arruolò in marina come ufficiale medico.

Secondo alcuni però i suoi studi sui poteri delle muffe furono invece letti dall’australiano Howard Florey e dal tedesco Ernst Boris Chain, che erano due collaboratori di Fleming. La conoscenza degli studi di Tiberio sarebbe stata riconosciuta nello stesso 1946 dallo stesso Chain durante una puntata della trasmissione radio ‘La Voce’.

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