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Acqua di mare: dalla Sardegna alla tavola con ‘Marentìa’

Acqua di mare: dalla Sardegna alla tavola con ‘Marentìa’

Mercato di riferimento del marchio sardo la Spagna dove tale materia prima è sempre più utilizzata in cucina

Cucinare con l’acqua di mare: un’abitudine sempre più diffusa tra gli chef europei, sia stellati sia no. E proprio da questa moda nasce l’idea imprenditoriale del sardo Leopoldo Casti: bottiglie di acqua marina da utilizzare in cucina. Un’idea che ha portato alla registrazione del marchio ‘Marentìa’ (essenza di mare).

Il progetto è stato ispirato dalle soluzioni saline utilizzate per la cura del corpo, in particolare quelle realizzate con l’acqua aspirata dal parco nazionale delle Cinque Terre. Un mare che secondo Casti nulla ha a che invidiare a quello della Sardegna.

La società che è dietro il marchio ‘Marentìa’, la Abbu Blu Srl, ha depositato due brevetti: il primo per l’operatività, che è stato già approvato; il secondo per invenzione industriale, che è ancora al vaglio della commissione internazionale per la verifica.

L’acqua marina può essere estratta in prossimità della costa con un semplice tubo calato in mare o con le prese a mare pubbliche o private già presenti. I punti di prelevamento di ‘Marentìa’ saranno nella zona di Cagliari, in prossimità degli impianti di San Sperate.

Un progetto che ha come mercato di riferimento la Spagna. Qui sono già presenti alcune aziende europee che operano in questo segmento di mercato. A distinguere il prodotto italiano da quello dei concorrenti stranieri il fatto che mentre questi imbottigliano l’acqua di mare in bottiglie di plastica e bidoncini, ‘Marentìa’ si rivolgerà al segmento gourmet e il prodotto sarà confezionato in bottiglie in vetro molto particolari e di classe. E secondo le stime il giro di affari iniziale sarebbe intorno a 500mila euro all’anno.

L’avvio di ‘Marentìa’ è però rallentato dalla burocrazia. In Italia infatti non esiste una legge sull’imbottigliamento e commercio dell’acqua di mare e per questo l’azienda è in attesa di una risposta da parte dell’Istituto superiore di sanità.

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