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Tiziana Cantone: video hard in rete, per i pm non ci fu istigazione al suicidio

Tiziana Cantone: video hard in rete, per i pm non ci fu istigazione al suicidio

La 31enne campana, un anno fa, si tolse la vita a causa dei video a luci rosse messi su internet dall'ex fidanzato e da alcuni suoi amici

Si tolse la vita per la vergogna dopo la diffusione di alcuni video hard. Tiziana Cantone, 31 anni, a distanza di un anno è stata uccisa una seconda volta. La Procura di Napoli, infatti, ha chiesto l’archiviazione dell’indagine a carico di ignoti. “Non ci fu istigazione al suicidio” hanno scritto nella motivazione i giudici. L’inchiesta era coordinata dal procuratore Francesco Greco. Sulla richiesta della Procura, nei prossimi giorni, ci dovrà essere la pronuncia del gip.

Sulla vicenda corre parallela un’altra inchiesta della procura napoletana. Nel marzo scorso era stato chiesto il rinvio a giudizio per il fidanzato di Tiziana, Sergio Di Paolo: l’ipotesi degli inquirenti è calunnia, in concorso con la vittima, ai danni di cinque persone che sarebbero state accusate falsamente di aver divulgato in rete i video hard.

Tiziana decise di farla finita nel mese di settembre dello scorso anno nella sua casa di Mugnano. Un anno dopo quel gesto, in rete era ancora possibile trovare il video hard: un’offesa nell’offesa. E dire che la ragazza si era tolta la vita anche perché i giudici, all’epoca, le avevano negato il diritto all’oblio, ovvero la cancellazione dei filmati a luci rosse. Entrata nel tunnel dell’anoressia, la 31enne aveva già tentato due volte il suicidio prima di riuscirci. Per la vergogna, perché in strada veniva riconosciuta e insultata. Come si fa a non chiamare le cose con il loro nome, ossia come si fa a non parlare di istigazione al suicidio?

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